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ASTRATTI BISBIGLI E CROMATICI ZIRIBIGLI
Personale di Giulio Repulino

Venerdì 10 agosto ore 17.30
Centro Culturale Casa Cajani
Museo Archeologico Antichi Umbri e Museo della Ceramica
Gualdo Tadino, via Imbriani

Saluti
Massimiliano Presciutti, Sindaco di Gualdo Tadino
Presenta
Catia Monacelli, Direttore Polo Museale Città di Gualdo Tadino
Interviene l’artista Giulio Repulino

Con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino

Ingresso libero

Informazioni ed orari di apertura
Gualdo Tadino, 10 agosto – 9 settembre 2018
Centro Culturale Casa Cajani
Aperto venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00-13.00/15.00-18.00
Dal 10 al 19 agosto aperto tutti i giorni 10.00-13.00/15.00-18.00

“Simboli e trasformazioni”. L’opera di Giulio Repulino
Catia Monacelli, Direttore Polo Museale Città di Gualdo Tadino

In un perfetto armonico, basato su un linguaggio antitetico e lontano dalle collezioni presenti, lo spazio galleria del Centro Culturale Casa Cajani, con il Museo della Ceramica e il Museo Archeologico Antichi Umbri, ospita lo straordinario progetto di Giulio Repulino, “Astratti bisbigli e cromatici ziribigli”. Frutto apparentemente di una bizzarria d’autore, il titolo rimanda nella sua sinuosità fonetica, alla leggerezza delle forme rappresentate, ai colori forti delle opere, che per ironia, sembrano gridare più che bisbigliare!

Le sculture ceramiche di Repulino, nome d’arte che ne cela la vera identità anagrafica, irrompono nello spazio con la loro policromia, nel senso stretto dell’etimologia greca di “molto colore”; sono astrazioni che si fanno luce, forma e segno, richiamando l’istintività del gesto artistico. A ben guardare però nulla c’è d’immediato nella sua opera, tutto sembra emergere da lunghi processi di sintesi, in cui la figurazione oggettiva viene sublimata e liberata attraverso la costruzione di “labirinti” fantastici. Le sculture, i dipinti, gli arazzi, i bassorilievi, assumono una naturale teatralità: squillano di colori cangianti, le linee si incontrano producendo un ritmo frenetico, pare di sentirli cantare, danzare, sciogliersi in un atavico rito tribale.

Preziose le opere in bucchero, dal cui nero profondo emergono ancora più evidenti graffiti, segni, porzioni di colore, che generano un continuo geometrico che rimanda a tracce e simboli dell’immaginario dell’autore. Reminiscenze di memoria, pura astrazione, o codici di un’identità immaginata che sembra replicare se stessa all’infinito? Nelle sue opere c’è un qualcosa di profondamente onirico, junghiano, un inconscio collettivo che ci avvicina agli elementi primari della natura: l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco, che fungono da archetipi. D’altro canto ad emergere è lo stesso inconscio individuale dell’artista, con la sua capacità di guardare oltre ciò che è visibile.  Il viaggio è lungo millenni e la storia che racconta Repulino è infinita nella sua ciclicità.