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PARVENZE
Personale di Fabrizio Fabbroni

Inaugurazione della mostra
Venerdì 4 ottobre, ore 17.30
Centro Culturale Casa Cajani, via Imbriani

Saluti
Massimiliano Presciutti, Sindaco di Gualdo Tadino
Presenta la mostra
Catia Monacelli, direttore Polo Museale

Fabrizio Fabbroni nasce a Perugia, dove oggi vive e lavora. Inizia la sua attività di artista nel 1976 realizzando sculture in legno d’olivo. Lavora su materiali vari e con tecniche diverse, sempre alla ricerca di nuove esperienze: dalla ceramica al legno, dalla carta al MDF, dalla cartapesta al gesso, alla vetroresina.  Dal 1976 al 2013 è docente di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia, dove negli ultimi anni gli viene assegnato il ruolo di Direttore.  Nel frattempo svolge anche l’attività di Architetto con particolare attenzione ai settori della progettazione urbana ed ambientale, alla realizzazione di musei etnografici ed archeologici, con allestimenti interni, progettando mostre ed eventi in Italia ed all’estero. Da qualche anno, ha ripreso a dedicarsi interamente all’arte con mostre personali e collettive che lo hanno visto a Perugia, Viterbo, Bolzano, Venezia, Ascoli Piceno, Bologna, Pescara, Roma, Terni, Genova, Benevento, Rovereto, Stoccolma, l’Aia, Malta.

Uno, nessuno e centomila
Il volto-maschera di Fabrizio Fabbroni
di Catia Monacelli

Il viso di un individuo è per ogni essere umano il primo approccio sensibile con l’altro, una carta d’identità, un confine, una mappa che ci predispone alla relazione, alla comunicazione e alla familiarità. Ciascuno di noi può identificare e memorizzare migliaia di fisionomie, basti solo pensare a parenti, colleghi, amici o tante altre persone che conosciamo semplicemente di vista. Può sembrare strano, ma ricerche scientifiche hanno dimostrato che il tempo che impieghiamo, in verità pochissimo, nel riconoscere un volto noto, è lo stesso che ci serve per decidere che una persona a noi invece è sconosciuta.
Gli occhi sono considerati lo specchio dell’anima, potremmo allargare questo concetto al viso, ed in effetti, attraverso i nostri connotati non solo mostriamo l’identità, ma anche la variegata gamma delle emozioni che possiamo esprimere. Nell’arte da sempre il volto è stato protagonista, un complesso mondo affascinante, che di volta in volta, a secondo del tempo e dei gusti dell’epoca, ha avuto le sue declinazioni, chi descrivendolo, attraverso la propria arte, in modo intuitivo, psicologico e sensoriale, chi realizzando un ritratto il più fedele possibile al soggetto raffigurato.
Nella serie delle nuove opere di Fabrizio Fabbroni protagonista è un volto-maschera, che trae ispirazione dal mondo tribale, che ci riporta ad una dimensione cerimoniale dell’esistenza: rito, spirito, identità si fondono e in questo ciclo i richiami ai movimenti artistici quali il cubismo, il fauvismo e l’espressionismo sono evidenti. Nelle culture tradizionali africane chi indossa una maschera abbandona il proprio “io”, la sua riconoscibilità, per trasformarsi nello spirito che rappresenta, per celebrare in maniera straordinaria quei momenti dell’esistenza individuale o collettiva che chiamiamo “riti di passaggio”.
Cosa ci vuole dire l’artista attraverso questo progetto? Le maschere simboliche che ognuno di noi indossa nell’odierna società, hanno ancora questa valenza catartica? La moltiplicazione di scelte possibili, di ambivalenze, di dualità, in un mondo che con il supporto dei social media si dilata, ci permette di amplificare, modellare e giocare all’infinito con le nostre identità. Siamo di fronte ad un racconto visivo poetico, un caleidoscopico vortice di reiterati messaggi e come in un adagio, nella mente di chi osserva, risuonano le parole che danno il titolo ad uno dei più famosi romanzi di Luigi Pirandello “Uno, nessuno e centomila”.

Centro Culturale Casa Cajani, Gualdo Tadino
4 ottobre – 3 novembre 2019
Aperto venerdì, sabato, domenica e festivi 10-13/15-18
Ufficio stampa: Polo Museale Città di Gualdo Tadino 0759142445 – info@polomusealegualdotadino.it