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M I G R A N T E S
Oltre il confine
Fotografie di Roberto Battaglia
11 Aprile – 3 Giugno

 

Tra memoria e presente

Memorie Migranti festival, giunto alla XIX edizione e intitolato alla memoria del giornalista Piero Angela, presenta la mostra del fotografo Roberto Battaglia, “Migrantes. Oltre il confine”. L’iniziativa promossa dal Museo Regionale dell’Emigrazione Pietro Conti, con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino e il contributo della Regione Umbria, nell’ambito del “Piano annuale a favore degli Umbri all’estero”, è esposta nella Chiesa monumentale di San Francesco e si lega idealmente alle celebrazioni per l’Ottavo Centenario della morte del Poverello di Assisi, simbolo universale di accoglienza e fratellanza. Il Museo Regionale dell’Emigrazione Pietro Conti, inaugurato nel 2003 per volontà del Comune di Gualdo Tadino, nasce per sottolineare il patrimonio storico, culturale ed umano legato al grande esodo migratorio che coinvolse l’Umbria e l’Italia a partire dalla fine del 1800 e che ha riguardato più di 27 milioni di partenze. Un viaggio corale che ha per protagonista l’emigrante: gli addii, l’incontro e lo scontro con il paese straniero, la nostalgia, le gioie e i dolori quotidiani, l’integrazione nella nuova realtà, le sconfitte e le vittorie, il confronto e la riflessione con l’immigrazione di oggi. Ed è proprio da questo dialogo tra il passato ed il presente e le nuove migrazioni nel mondo che prende le mosse questo progetto espositivo. Il lavoro fotografico di Roberto Battaglia affonda le radici in decenni di fotoreportage sui fronti più caldi del mondo — dai conflitti in America Latina alla fine dell’Unione Sovietica, fino alle crisi umanitarie ai confini dell’Europa — l’autore porta a Gualdo Tadino una testimonianza visiva di rara potenza. Le sue fotografie, scattate tra il 1986 e il 2017, non sono semplici documenti, ma frammenti di storie di una “umanità in cammino”. Presentare questa mostra all’interno di Memorie Migranti Festival significa riaffermare un concetto fondamentale: l’emigrazione è un’esperienza che ci appartiene profondamente. Come italiani, siamo stati un popolo di migranti “sparsi ai quattro angoli del mondo”, e il lavoro di Roberto Battaglia ci ricorda che il dolore, la paura ma anche la speranza di chi attraversa un confine oggi sono gli stessi dei nostri nonni ieri. “Migrantes. Oltre il confine” rappresenta un potente appello visivo ed emotivo a non ignorare le sofferenze dei migranti. Attraverso l’arte narrativa della fotografia il progetto mira a riconoscere la dignità degli indifesi, promuovendo l’accoglienza e trasformando il dolore in un’opportunità di rinascita e umanità condivisa.

Museo Regionale dell’Emigrazione Pietro Conti

Migrantes. Oltre il confine

 Il tema dei migranti è al centro del mio lavoro fotografico da molti anni. Una condizione umana e sociale che ho descritto e documentato in numerosi Paesi, riscontrando ogni volta le stesse origini, analoghe avversità e uguali dolori e afflizioni. Le immagini che compongono questa mostra, scattate tra il 1986 e il 2017, raccontano storie di persone impaurite, disperate, spesso sole. Descrivono il dramma di chi è costretto ad abbandonare la propria terra e migrare. Migrare per sopravvivere, per sfuggire alla violenza, per salvarsi da una guerra, per lasciarsi dietro persecuzioni e abusi. Migrare per proteggere i propri cari, per cercare un lavoro e una vita dignitosa. Migrare per sottrarsi ai devastanti effetti dei cambiamenti climatici, per evitare carestie e siccità, per scampare alla fame, alla povertà e alle malattie. Storie di un’umanità in cammino, di donne e uomini alla ricerca di una nuova vita e di una nuova opportunità in contesti sociali spesso impensabili e incomprensibili per molti di noi. Ma nonostante la durezza, queste fotografie parlano anche di speranza e di resilienza. Ogni umanità sofferente è in grado di rinascere laddove riceva solidarietà e accoglienza. Una verità che come italiani abbiamo sperimentato lungo tutta la nostra storia, essendo stati un popolo di migranti sparsi ai quattro angoli del mondo. Il Museo Regionale dell’Emigrazione Pietro Conti a Gualdo Tadino è una preziosa testimonianza di questa grande diaspora. E se esistono persone incapaci di riconoscere e proteggere la dignità e i diritti dei più indifesi e dei più emarginati, ne esistono tante altre disposte a tendere la mano e a condividere la fortuna di essere nate e cresciute in pace e in libertà. “Quel migrante che hanno deriso e umiliato, un giorno sarà amato”, recita la poesia di un migrante presente tra queste fotografie. Un invito a non distogliere lo sguardo. Le fotografie, oltre che dalla didascalia, sono accompagnate da un QR code da inquadrare con il proprio telefono cellulare, per poter ricevere informazioni più approfondite.
Roberto Battaglia

Biografia
Roberto Battaglia dopo gli studi artistici e le prime collaborazioni a Roma, nel 1986 si trasferisce in America Latina come fotoreporter per l’agenzia Reuters. In quegli anni documenta i conflitti civili in El Salvador, Nicaragua e Guatemala, l’invasione di Panama e le crisi migratorie in Honduras e Costa Rica. Ha lavorato per testate nazionali messicane e agenzie internazionali, ricoprendo inoltre il ruolo di corrispondente dall’Italia e dal Vaticano per i quotidiani Excelsior e Reforma. Come freelance ha testimoniato la fine dell’Unione Sovietica, la guerra in Kosovo e i flussi migratori verso l’Europa. Già docente universitario a Città del Messico e nello Yucatán, ha esposto i suoi lavori in numerose mostre personali, ricevendo prestigiosi premi per il suo impegno documentaristico. La sua ricerca si focalizza su diritti umani, conflitti sociali, popolazioni indigene e violenza di genere.